vite straordinarie

Discussione in 'Off-Topic' iniziata da t.a.g., 31 Marzo 2010.

  1. t.a.g.

    t.a.g. Direttore Corse

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    23 Dicembre 2006
    Reputazione:
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    BMW Z4segàra+F800GSarrogaperda
    era un po' che ci pensavo.
    durante la nostra esistenza incrociamo, di persona e no, personaggi più o meno illustri che spesso ci colpiscono per la vita che vivono o hanno vissuto.
    non necessariamente ad una vita straordinaria corrisponde una notorietà altrettanto straordinaria: questo 3d vuole rendere giustizia a tutte le persone la cui storia, a nostro parere, vale la pena di essere raccontata :wink:


    rowena cade
    questa è la storia di un sogno. il sogno di una donna che, forse in una notte di mezza estate, immaginò che il suo giardino sulla maestosa scogliera della cornovaglia potesse accogliere, a sua volta, i sogni dei grandi autori teatrali.
    rowena nacque il 2 agosto 1893 a spondon (derbyshire), dove suo padre possedeva un cotonificio fondato dai suoi antenati 300 anni prima. seconda di quattro figli, rowena visse un'infanzia felice e protetta nella vecchia casa di famiglia, fra vagabondaggi nella brughiera e racconti immaginifici di cui, si sa, la cornovaglia è ricca.
    nel gennaio 1902, a otto anni, rowena interpretò la protagonista dell'opera teatrale scritta da sua madre "alice vista attraverso lo specchio", al cospetto di una formidabile platea composta da undici bambini del luogo, quindici ospiti e dieci domestici precettati per l'occasione. fu amore a prima vista, di quegli amori che ti cambiano il destino e che nelle felici circostanze di una vita straordinaria creano qualcosa di grande.
    quattro anni dopo, rowena segue la famiglia a cheltenham dove il padre va in pensione, dopo aver acquistato la grande casa posseduta dal romanziere sir walter scott. la famiglia continua a vivere una vita comoda ed agiata fino all'avvento della prima guerra mondiale, che sconvolge la sua vita: va a lavorare nelle scuderie di sir gilbey ed è costretta a vivere in una vecchia roulotte; il suo compito sarà quello di selezionare i cavalli da inviare al fronte in francia ed in belgio.
    cornovaglia, anni '20. la famiglia di rowina è ormai sparpagliata per l'inghilterra, il padre è morto e sua madre ha venduto la loro casa di cheltenham. le due donne affittano una casa a lamorna, e lì vicino rowena scopre il meraviglioso promontorio di minack, che compra per 100 pounds: qui costruirà una casa per se e per sua madre, usando il granito di una cava.
    negli anni '20 gli spettacoli nell'ovest della cornovaglia erano inevitabilmente "fatti in casa". la casa di minack ed il relativo giardino cominciano ad essere utilizzate come palco per molte di tali produzioni.
    rowena segue la sua passione, e nel 1929 organizza un progetto più ambizioso: verrà rappresentato il "sogno di una notte di mezza estate", all'aperto, sulla scogliera selvaggia tormentata dai venti provenienti dal mare.
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    ecco, il destino di rowina si compie e lei quasi non se ne accorge: a partire da 1931 fino alla sua morte, che avverrà nel 1983, il teatro di minack verrà progettato, sviluppato, finanziato, strappato alla roccia.
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    niente e nessuno la fermeranno, nemmeno la seconda guerra mondiale che devasterà il minack. lei lo ricostruirà, più forte del granito che scolpisce fino a distruggersi, più tenace del vento e della pioggia della cornovaglia, a dispetto della sua esile ed apparentemente fragile figura.
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    se vi trovate a passare per quei luoghi, sedetevi in un cantuccio riparato dal vento ed aspettate il tramonto... che sia una apparizione o uno scherzo della vostra immaginazione - che importa ? - potreste vedere rowina che si riposa leggendo qualcosa del suo amico william :wink:
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  2. Seraph

    Seraph Amministratore Delegato BMW

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    3 Novembre 2008
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    .
    Roberto, come sempre, i miei più sinceri complimenti.

    =D> =D> =D>
     
  3. *Alfonso*

    *Alfonso* Presidente Onorario BMW

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    30 Marzo 2009
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    Diverse...
    =D> bellissima e toccante storia
     
  4. Sgranfius

    Sgranfius Top Reference

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    20 Dicembre 2006
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    Batmo8ile
    Una perla, suggestiva e commovente =D>=D>
     
  5. EVA.BAU

    EVA.BAU Primo Pilota

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    19 Gennaio 2010
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    piccola
    ..oggi avevo prorpio bisogno di leggere una cosa così bella.....allora è vero...niente è impossibile nella vita..basta volerlo!!!
     
  6. t.a.g.

    t.a.g. Direttore Corse

    1.672
    756
    23 Dicembre 2006
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    grazie a tutti. mi piacerebbe molto che anche voi contribuiste... :wink:

    per conto mio, oggi voglio raccontare la storia di un genio che preferì la luce del sole a quella della ribalta...

    spesso si dice che dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna. in realtà, imho, spesso ci sono alcuni uomini e donne che, con la loro "timida genialità" o la loro normalità hanno contribuito in modo sostanziale alle opere del "boss".

    questa è la vicenda di due amici, albert e michele. della indiscussa genialità del primo si è parlato tanto, del secondo vorrei raccontare la storia... anche se lui, forse, non avrebbe voluto.

    Michele Besso, il genio che credeva di essere... un passero.

    siamo alla fine dell'800. al politecnico di zurigo michele studia ingegneria meccanica, albert frequenta la sezione di fisica. i due non si conoscono, ma la comune passione per la musica li fa incontrare, una sera, ad un concerto.

    è l'inizio di una grande amicizia che durerà tutta la vita. ed è curioso constatare che una grande amicizia fra due persone può dar luogo alle più svariate sinergie: dalla creazione di una band musicale all'organizzazione di un concorso di rutti, dalle maratone di shopping compulsivo ai barbecue a base di birra e salsicce.

    albert e michele si limitarono a concepire la realtà come nessuno aveva mai osato, e il risultato fu lo storico articolo pubblicato nel 1905 "sull’elettrodinamica dei corpi in movimento", nel quale fu esposta la teoria ora conosciuta come relatività ristretta.

    l'articolo fu firmato da albert, ed appariva alquanto insolito per essere un lavoro scientifico in quanto non riportava i normali riferimenti alla letteratura della fisica teorica, come all'epoca era d'uopo. il principale responsabile di tale approccio era michele, che, come era sua abitudine, preferì restare nell'ombra. albert, per la verità, cercò di stanarlo e di sbatterlo sulla ribalta accademica, scrivendo "... concludendo, tengo a dire che l’amico e collega M. Besso mi ha costantemente prestato la sua preziosa collaborazione mentre lavoravo a questo argomento, e che gli sono debitore di parecchi interessanti suggerimenti".

    del resto, i due amici avevano enormi debiti di riconoscenza reciproca, fin da quando albert abitava dalla famiglia winteler in svizzera. in un galante turbinìo di passioni, la figlia di winteler, maria, fu il primo amore di albert grazie all'opera mediatrice di michele; la sorella di albert, maja, sposò il figlio di winteler, paolo, e michele sposò la figlia più grande di winteler, anna. poi dicono che gli scienziati pensano solo al loro laboratorio...

    nel 1904, presentato da albert, michele aveva iniziato a lavorare all’ufficio brevetti di berna. quando potevano, ossia quando non dovevano esaminare la strampalata invenzione di qualcuno, i due amici discutevano a lungo di fisica e di matematica. michele ebbe un ruolo molto importante come "cassa di risonanza" per albert, e quando questi andò prima a zurigo e poi a berlino i due si continuarono ad incontrare spesso e mantennero una vivace corrispondenza.

    michele era "drogato" di studio, ed albert (che pure era un mega-secchione) una volta lo descrisse come un perenne studente.

    questo accidenti di ufficio brevetti di berna sembra dunque avere un benefico effetto sulle potenzialità delle persone... sia detto per inciso che durante la visita che ho fatto anni fa a berna, nella quale ho indugiato a lungo anche a casa einstein, sono riuscito a scoprire solo che: "a non guardare dove si mettono i piedi, anche a berna è possibile ruzzolare dalle scale di una cattedrale"

    purtroppo, nessuno ha voluto pubblicare un saggio su questa ardita scoperta...

    ma torniamo ai nostri eroi. nel 1913 albert e michele collaborano ad un manoscritto, nonostante michele viva a gorizia e la lontananza renda scomoda la collaborazione. questa opera, fra i fondamenti essenziali dei successivi scritti di albert, mostra che anche in questo caso michele ebbe un ruolo straordinario, sicuramente maggiore di una cassa di risonanza. anche se ha lasciato le parti più difficili all'amico, michele ha avuto la responsabilità di parti importanti di calcolo. anni dopo, come era nel suo stile, michele descriverà la sua collaborazione scientifica con albert mediante una similitudine: albert era un'aquila, e lui un passero. sotto l’ala dell’aquila, il passero era stato capace di volare più in alto che da solo.

    verso la fine della sua vita, albert ricevette una lettera dalla moglie del suo amico. lei scriveva: "sai, tu e michele eravate amici a berna, e michele ha così tanto talento, come mai non ha mai realizzato niente?”

    albert rispose: "ma naturalmente perché lui è un uomo buono!".

    certamente albert si volgeva indietro, e vedeva che come uomo lui non era proprio stato un granchè... aveva tante cose davvero poco edificanti da farsi perdonare dalle sue mogli e dai suoi figli... invece michele e sua moglie erano tuttora molto legati e conducevano serenamente l'ultima parte della loro vita. forse avrebbe potuto vivere diversamente anche lui... indugiare qualche minuto in più nei semplici piaceri della vita che sempre aveva messo in secondo piano, mentre michele... michele, se gli girava, poteva darsi malato e rifiutare un invito all'accademia delle scienze per dedicarsi a ricercare la serie di fibonacci nella sagra della primavera di strawinsky.

    "... e ora egli mi ha preceduto soltanto di poco nel dire addio a questo strano mondo. ciò non significa niente per noi fisici, convinti che la distinzione tra passato, presente e futuro sia soltanto un'illusione, anche se ostinata". così scriveva albert il 21 marzo 1955, a pochi mesi dalla sua morte, ai familiari di michele... l'aquila che aveva preferito la vita felice di un passero
     
  7. t.a.g.

    t.a.g. Direttore Corse

    1.672
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    23 Dicembre 2006
    Reputazione:
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    luigi braga, l'angelo travestito da brigante

    sulla riva del lago di Como che volge a mezzogiorno c'è un paesino tranquillo, in cui è possibile passeggiare lontano dai clamori di altre vicine località, divenute rifugio di star hollywoodiane e del pallone.

    quante volte percorrendo le vie di un borgo come questo, chiamato Torno, ci siamo chiesti chi fossero i protagonisti della locale toponomastica, piccoli grandi eroi di gesta orfane di degni bardi, e cosa avessero fatto per essere scelti dalla giunta comunale "ad imperitura memoria ?"

    la breve storia che racconterò oggi è quella di un medico condotto con un look da brigante, che nascondeva un cuore grandissimo sotto la mantella nera.

    è il 1866 quando alla porta di una famiglia piccolo borghese comasca viene esposto un fiocco azzurro: è nato il piccolo luigi.

    passano gli anni, ed il bambino eccelle negli studi. unico neo: ha un carattere ribelle ed anticonformista, bigia le lezioni di catechismo per rifugiarsi nel bosco a giocare e a leggere.

    con molti sacrifici, viene deciso di fargli proseguire gli studi... diventerà un dutùr.

    passano gli anni, e luigi diventa medico condotto di torno. nonostante il carattere burbero si fa subito benvolere da tutti: dopo qualche attimo di sconcerto alla vista della sua figura, tutti si abbandonano con fiducia alle sue cure, che dispensano quasi miracoli data l'arretratezza dell'arte di esculapio dell'epoca.

    sono anni duri, in cui la maggior parte delle persone sbarca il lunario alla giornata. anni in cui ammalarsi porta spesso sull'orlo della bancarotta la propria famiglia, sia per il costo delle cure, sia perchè la mancanza del contributo lavorativo di un componente pesa tantissimo.

    non stupisce, dunque, che tutti idolatrino il dotùr, visto che, ci siano o no i danè, lui cura tutti, e non di rado provvede anche alle medicine ed al companatico necessario alla guarigione.

    non è lo spirito di un eroe, è che luigi nasconde sotto la sua mantella nera un cuore grandissimo, e non si tira indietro ad andare al capezzale di un malato nemmeno se deve affrontare il lago sotto una tempesta, dopo aver convinto un terrorizzato barcaiolo ad accompagnarlo.

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    luigi non si sposerà mai. si dice che una passione giovanile non corrisposta lo abbia reso una sorta di "missionario laico", fatto comune nelle persone buone che, anzichè incarognirsi contro la vita che gli ha negato l'amore, cercano di modificarla per il bene...

    così, Torno ha il suo antieroe per svariati decenni finchè arriva finalmente il momento di andare in pensione, gli acciacchi dell'età si fanno inevitabilmente sentire. penserete: ora riposa, se lo è meritato...

    invece no. il dutùr passa gli ultimi anni della sua vita come medico volontario nell'ospedale di como, e la sua esperienza sul campo è preziosissima a formare i "dottorini" dell'epoca.

    la fama di mangiapreti, che all'inizio creò non pochi problemi al dutùr, venne presto "rivisitata" con un aneddoto dalla saggezza popolare lariana. si dice che un giorno, alla fine dell'ora di catechismo della scuola elementare di Torno, fosse avvenuto questo dialogo:

    maestra: "mi raccomando, ricordatevi di andare in chiesa questa domenica, altrimenti andrete all'inferno."

    - "sciura maestra, podi fa una dumonda?"

    - "certo mario"

    - "el sciur dutur al và mia in gesa, quindi al na ra all'infernu anca lù?"

    - "no mario, per lù dutur venrà faia in eceziun! lu andrà in paradis i stes!" (1)

    è passato più di mezzo secolo dalla sua morte, ma molti di quelli che gli devono la vita non l'hanno dimenticato. uno, in particolare, ricordava ancora quando la madre, spaventata, non voleva aprire a quel brigante con la mantella nera che bussava insistentemente a quell'ora di notte, sotto la pioggia, per salvarlo. è da lui, mio nonno, che ho appreso molti anni fa le gesta del dutùr.

    pensavo a questa bella storia mentre passeggiavo in Piazza Luigi Braga, in una bella mattinata di aprile, e mi chiedevo come mai le persone, qualunque lavoro e qualunque esistenza conducano, non mettono quasi mai un piccolo pezzo di cuore nelle loro azioni quotidiane... ci vorrebbe così poco per vivere tutti meglio...

    (1) si ringrazia jetlake per la consulenza linguistica
     
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