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Vademecum del motore a gasolio

Discussione in 'Meccanica ed elettronica BMW' iniziata da goblin, 18 Aprile 2005.

  1. arcus

    arcus Kartista

    227
    1
    16 Marzo 2007
    Reputazione:
    1.308
    bmw 320D e90 attiva 190CV
    io suggerirei un trattamento al teflon (PTFE) per l'olio motore, contribuisce a tenere lontano il fenomeno del grippaggio dell'alberino della girante ed inoltre si hanno dei benefici in termini di calore sviluppato dagli organi in movimento con evidente calo della temp. olio per via della iperlubrificazione
    lo consiglio specialmente alle rimappate:wink:
     
  2. nicolasvan

    nicolasvan Primo Pilota

    1.394
    9
    18 Maggio 2007
    Reputazione:
    248
    X5
    ho sentito molte persone avere avuto problemi con i trattamenti al teflon,
    si sono ritrovati in circolo nell' olio grosse quantità di questa sostanza in particlle accumulate tra di loro capaci di danneggiare i cilindri:
    come ottenere disastri pensando di fare del bene al proprio motore!

    Lezione di vita del motore numero uno:

    Non mettere mai nessun additivo di nessun tipo a meno che non si sia asolutamente certi degli effetti a breve e a LUNGO termine (cosa assolutamente improbabile visto che al massimo troverete gli studi di parte della casa produttrice....) e che non sia estremamente necessario.
    I Vs mezzi ringraziano, il vs meccanico NO.......
     
  3. arcus

    arcus Kartista

    227
    1
    16 Marzo 2007
    Reputazione:
    1.308
    bmw 320D e90 attiva 190CV
    ho visto molti che lo usano anche in auto con molti km e di problemi nemmeno uno, anzi, forse dipende dal tipo di prodotto
     
  4. fabio330cd

    fabio330cd Direttore Corse

    2.424
    32
    21 Febbraio 2006
    Reputazione:
    97.826
    BMW 330CD
    Mi farebbe piacere sapere chi sono queste persone che si sono trovate male. Che prodotti hanno usato. Che concentrazione e che criteri hanno seguito nell'usarli.
    Io mi sono documentato molto e di coloro che hanno usato i prodotti seri seguendo alla lettera le indicazioni, al massimo ho trovato qualche raro caso di chi non ha notato benefici. Ma mai nessuno ha avuto problemi.
     
  5. victorl

    victorl Collaudatore

    358
    12
    8 Settembre 2006
    Reputazione:
    228
    330d E46 restyling
    Infatti basta rispettare le dosi.
     
  6. nicolasvan

    nicolasvan Primo Pilota

    1.394
    9
    18 Maggio 2007
    Reputazione:
    248
    X5
    Mi chiedi informazioni troppo dettagliate che non possiedo, ma il consiglio arriva direttamente da un mio caro amico che vende accessori sportivi per auto, quindi contro il suo interesse.
    Poi se chi li ha utilizzati si è trovato bene tutto di guadagnato, solo non prendete per oro colato quello che scrivono sulle confezioni ei prodotti!
     
  7. fabio330cd

    fabio330cd Direttore Corse

    2.424
    32
    21 Febbraio 2006
    Reputazione:
    97.826
    BMW 330CD
    Spesso si generalizza troppo. Si tende ad raccogliere tutti i trattamenti anti-attrito sotto la stessa voce e a tramandare pregiudizi per documenti pubblicati 20 anni fa senza magari approfondire l'argomento.

    Il discorso è questo:
    1) Non tutti gli antiattrito sono uguali
    2) Non tutti i trattamenti al PTFE sono uguali
    3) Anche il miglior trattamento se non si rispettano le indicazioni può fare danni

    Magari il tuo amico va anche lui per sentito dire. Oppure i trattamenti che ha venduto non sono di prima qualità. Oppure chi li ha usati non ha rispettato le indicazioni. Oppure tutte e tre le cose insieme :D
     
  8. arcus

    arcus Kartista

    227
    1
    16 Marzo 2007
    Reputazione:
    1.308
    bmw 320D e90 attiva 190CV
    quoto:wink:
     
  9. nicolasvan

    nicolasvan Primo Pilota

    1.394
    9
    18 Maggio 2007
    Reputazione:
    248
    X5
    oppure conosce gli effetti a lungo termine di tutti i migliori prodotti in circolazione, testato su macchine che girano in pista e su vetture stradali elaborate e non.
    Questi sono punti di vista.

    I seguenti non sono punti di vista invece:
    sono prove eseguite dai tribunali americani che condannano molte delle società produttrici dei suddetti additivi di ingannare i consumatori tramite pubblicità fraudolente dei loro prodotti. Non esistono infatti test indipendenti che confermino nessuna riduzione dei giochi meccanici o diminuzione dei consumi o riduzione degli attriti. Tuttavia esistono test che confermano l' esatto contrario, per chi ha un pò di pazienza e un pò di conoscenza di inglese qualche esmpio:
    PROLONG : http://www.ftc.gov/os/1999/11/prolongcmp.htm
    MOTORUP : http://www.ftc.gov/os/2000/03/motorupanalysis.htm
    ASHLAND : http://www.ftc.gov/os/1998/01/ashlandcmp.htm
    DURALUBE : http://www.ftc.gov/opa/1999/05/duralub2.htm
    STP : http://www.ftc.gov/opa/1995/12/stp.htm


    Poi se ti piace credere a tutte le favole che vedi in tv e leggi sulle riviste di settore o sugli studi fatti da chi ti vende il prodotto accommodati pure.
    Sono sicuro che dopo aver provato il prodotto sentivi il motore più "fluido"?
    Ti sono diminuiti i consumi?
    Meno fumosità dello scarico?
    Ne sei ancora sicuro? perchè qualcosa non quadra[-X

    Dimenticavo che la società chimica titolare del brevetto del PTFE, la DuPont, sconsiglia vivamente l' utilizzo del PTFE in qualsiasi prodotto per la lubrificazione dei motori, anzi ha preso proprio le distanze da questo tipo di utilizzo diffidando alcune società ad utilizzare tale sostanza in lubrificanti.
    Secondo le loro dichiarazioni infatti il prodotto in questione utilizzato nei motori faccia ottenere il risultato opposto a quello pubblicizzato da questi "trattamenti", alcune particelle tenderebbero a depositarsi creando delle ostruzioni vere e propria la passaggio del liquido lubrificante.
    Non sono rari i casi di rotture di cambi e grippature di motori causate dalla cattiva circolazione degli olii causandone a volte delle vere e proprie ostruzioni con le conseguenze precedentemente appena citate. Tra l' altro la pericolosità di queste piccolissime è proporzionale alla temperatura di esercizio del motore, ossia la loro dimensione aumenta al crescere della temperatura con conseguenze sempre più disastrose. Più il vostro motore è calda più siete in pericolo.

    Traete voi le dovute conclusioni.
     
  10. fabio330cd

    fabio330cd Direttore Corse

    2.424
    32
    21 Febbraio 2006
    Reputazione:
    97.826
    BMW 330CD
    Non ho sentito il motore più fluido e non mi sono diminuiti i consumi però posso dirti con certezza che è diminuita la fumosità dallo scarico poichè è una cosa a cui sto molto attento ultimamente: faccio un tratto lento e dopo schiaccio guardando dallo specchietto per vedere il risultato. Non so però dirti se sia solo merito del trattamento o anche del Bludiesel Tech che uso regolarmente. In ogni caso il risultato c'è.

    Sai perchè ha preso le distanze? Perchè in America essendoci un mercato più libero che in Italia, ognuno si faceva il suo anti-attrito, ci schiaffava sopra il marchio Teflon (proprietario della DuPont) e se poi qualcosa andava male (cosa molto probabile se chi vendeva improvvisava i prodotti o usava concentrazioni sbagliate), la DuPont veniva messa in mezzo.
    Non potendo scegliere a chi vendere (sempre per le stesse leggi americane) nel dubbio, non ha potuto fare altro che sconsigliarlo a tutti.

    Anche io avevo questi dubbi. Mi è stato detto di fare caso ad una cosa:
    se veramente ci fosse un problema di lubrificazione e di passaggio di olio, si avrebbero 2 fenomeni: aumento della temperatura del motore e aumento della fumosità dallo scarico dovuta al maggiore sforzo.
    Nel mio caso non ho notato assolutamente la prima cosa mentre ho notato, come detto, la seconda al contrario.
    Inoltre, il trattamento per motori contiene particelle minori di 1 micron. I filtri bloccano da 14-17 micron in su. Il PTFE è il materiale più inerte che esista (puoi trovare questa informazione dove vuoi). Mi spieghi come potrebbe aumentare il suo volume di 10-15 volte con il calore?
     
  11. arcus

    arcus Kartista

    227
    1
    16 Marzo 2007
    Reputazione:
    1.308
    bmw 320D e90 attiva 190CV
    tanto per chiarire un pò, poi ognuno è libero di pensarla come vuole:wink: l'unica raccomandazione è di scegliere un prodotto serio! e non uno con solo la puzza del PTFE

    P.T.F.E
    Il PTFE (PolyTetraFluoroEthylene) è un polimero scoperto casualmente negli anni '30. Polimerizzando alcuni monomeri di TetraFluoroEthylene, si ottenne una polvere bianca con nessun monomero e differenti residui.
    STRUTTURA E PROPRIETA' DEL PTFE
    STRUTTURA DELLA CATENA MOLECOLARE. Studi teorici ed osservazioni pratiche indicano che le macromolecole del PTFE hanno una struttura lineare. Poiché il PTFE è insolubile, la sua determinazione molecolare quantitativa non è individuabile. Prove effettuate con classificatori radioattivi indicano valori di velocità compresi tra 400.000 e 900.000. Praticamente, soltanto la relatività molecole quantitativa è determinata dalla misurazione della densità in un test standard. Così aumenta la densità con elevato grado di cristallinità, e questa è inversamente proporzionale alla quantità molecolare. Da ciò si evince che molti esemplari hanno un maggiore abbassamento di densità rispetto agli esemplari con minore quantità di molecole. Tutto ciò dimostra l'elevatissima resistenza chimica del polimero.
    STABILITA' TERMICA
    Nessun'altra materia plastica tuttora esistente, od altro polimero del Fluoro, eguaglia il PTFE in stabilità termica. La pellicola formata dal PTFE resiste fino a 300°C e conserva la resistenza a questa temperatura per un mese circa, mostrando una riduzione della tensile struttura soltanto del 10-20%. Per cui non è necessario proteggere il materiale dal calore con aggiunta di speciali stabilizzanti.
    RESISTENZA ALLE TEMPERATURE
    La massima continuità di resistenza alle temperature in ogni situazione dipende dallo stress meccanico richiesto dalle varie applicazioni. Sotto moderati carichi di lavoro, il limite massimo di temperatura sopportato dal PTFE è di 260°C, con possibilità di eccedere per brevi periodi.
    RESISTENZA AL LOGORIO
    Il PTFE possiede ottime doti di flessibilità ed elasticità a temperature ambientali.
    La resistenza all'abrasione del PTFE è inferiore a certe altre materie plastiche. Ciò è dovuto probabilmente alla bassa forza intermolecolare, da un lato, e dall'altro, al fatto che la singola particella non forma una vera fusione quando trasformata ma sinterizza contemporaneamente più o meno saldamente.
    Il test di abrasione condotto secondo le specifiche FNK7FNM (tabelle di abrasione) produce i seguenti risultati:
    - grado di logorio (per quantità) Gs=85mg/100rev
    - grado di logorio (per volume) Vs=40mm3/100rev.
    Il PTFE composto possiede un'ottima resistenza al logorio anche se sottoposto ad elevati carichi.
    IMPERMEBILITA' ALL'ACQUA
    Il coefficiente di permeabilità al vapore acqueo, determinato in un film dello spessore di 0,1mm era stato scoperto di essere Pw=1.10.g/m.h.mbar.
    Ovvero, la parete coperta di PTFE era completamente impermeabile. Per cui, rivestendo il metallo con questa sottilissima pellicola di PTFE si ottiene una duratura protezione, soprattutto dalla corrosione. In prolungate immersioni in acqua di metalli, non è mai affiorato alcun sintomo di corrosione.
    RESISTENZA CHIMICA
    La presenza di Fluorato Carbonico rende il PTFE chimicamente inerte. Molti agenti corrosivi, per es.: acido idroclorico ed idrofluorico, sulforici irritanti ed acido nitrico, soluzione calda di soda caustica, gas clorinati, etc., non producono effetti collaterali sul PTFE.
    Finora non è stato scoperto alcun composto che riesca a dissolvere il PTFE a temperature inferiori a 300°C.
    Solo a temperature vicine al punto di fusione, alcuni oli fluorinati, tipo il Perfluoro di Kerosene, fanno sì che il polimero tenda a gonfiarsi o dissolversi.
    Gli Idrocarburi fluorinati (composti assomiglianti al PTFE come struttura, ma nettamente dissimili) sono soggetti a gonfiori della struttura cristallina già a temperatura ambiente.
    Il PTFE è chimicamente attaccabile soltanto da un piccolo numero di particolari sostanze:
    - Il polimero può essere attaccato con metallo alcalino fuso o sciolto. Questa reazione è utilizzata per legare una superficie.
    - Alogeni: elementari fluorinati e clorinati trifluoridi non influiscono sul PTFE sia a temperatura ambiente che sotto normali pressioni. Talvolta possono verificarsi violente reazioni ad alte temperature e/o incrementi di pressione.
    - Ad alte temperature, una reazione con altre sostanze può essere indotta per cercare di creare un composto tecnicamente molto stabile. Per es., al di sopra di 350°C, reazioni con Alkali e metalli provenienti da terre alcaline, e loro composti, in particolare con Ossidi e Carbonati, sono stati osservati. Il locale surriscaldamento provoca una violenta reazione perfino alla pressione atmosferica e con libero materiale impacchettato (formazione del corrispondente Metallo fluoridico).
    RESISTENZA AGLI AGENTI ATMOSFERICI
    Il PTFE possiede un'elevata resistenza agli agenti atmosferici ed è ideale per applicazioni esterne.
    Nessuna variazione è stata riscontrata dopo parecchi anni di esposizione ad estreme condizioni climatiche e non è richiesto nessun stabilizzatore per ottenere questi risultati.
    PROPRIETA' FISIOLOGICHE
    Il PTFE è fisiologicamente inerte a temperatura ambiente, fino al suo flash-point di 300°C. Dopodiche diviene moderatamente tossico. Non causa irritazioni cutanee ed è compatibile con numerosissime applicazioni: l'adozione del PTFE in Ortopedia e Cardiochirurgia è stato fondamentale per garantire una migliore qualità di vita e, soprattutto, per "salvare la vita!"
    ESPANSIONE TERMICA
    Il PTFE composto possiede un'espansione termica che spazia da -29°C a +280°C.
    RESISTENZA AL CALORE
    Al di sotto delle normali condizioni operative, il PTFE è non infiammabile ed incombustibile. L'ossigeno accelera la degradazione del PTFE soltanto a temperature superiori a 450°C.
    Se temperatura e pressione aumentono repentinamente, è possibile che avvenga una rapida degradazione del polimero, particolarmente in presenza di Ossigeno puro.
    PROPRIETA' ANTI ADERENZA
    Le forze intermolecolari del PTFE sono particolarmente più piccole rispetto ad altre materie plastiche, e non. Ne consegue che le altre materie hanno possibilità nulle od estremamente ridotte di aderire al PTFE. Questa proprietà anti - aderenza è utilizzata in numerose applicazioni (la prima è stata la "padella per uso domestico", datata 1950). Il PTFE è difficoltoso da inumidire. Il contatto angolare con l'acqua avviene a 126°C.
    PROPRIETA' ANTI ATTRITO
    La forza intermolecolare estremamente bassa è anche conseguenza del bassissimo coefficiente di resistenza all'attrito del PTFE (0,01), nei confronti di tutte le altre materie.
    Gli esperimenti hanno determinato ed evidenziato che il "coefficiente di attrito" dipende da un certo numero di fattori, per es.: calcolando la velocità di pressione e scivolosità, i diversi materiali, la composizione atmosferica ed ogni tipo di normale lubrificante. In generale, è indispensabile sapere che:
    - il coefficiente di "attrito" statico e dinamico del PTFE è perfettamente identico. Per cui non frappone ostacoli al movimento
    - appena il carico aumenta, il coefficiente di "attrito" diminuisce molto rapidamente
    - l'incremento di velocità, grazie alla maggiore scivolosità, è di 50m/min circa. Se il cristallino è impiegato a temperature oscillanti tra 325-340°C, avviene un'irreversibile cambiamento nella struttura superficiale
    - il coefficiente di "attrito" del PTFE, a 20°C, aumenta leggermente con l'aumento della temperatura, stabilizzandosi nella fase di transizione. I valori rimangono costanti fino a 327°C, più o meno.
    Per molte applicazioni questo dato è di estrema importanza, considerando che le proprietà "anti-attrito" possono essere mantenute ampiamente anche al di sotto di 0°C.
     
  12. fabio330cd

    fabio330cd Direttore Corse

    2.424
    32
    21 Febbraio 2006
    Reputazione:
    97.826
    BMW 330CD
    Mi è sfuggito il punto dove dice che aumenta il volume con la temperatura.... :-k :biggrin:
     
  13. nicolasvan

    nicolasvan Primo Pilota

    1.394
    9
    18 Maggio 2007
    Reputazione:
    248
    X5
    hai provato a leggere?
    uno dei punti del post denominato "espansione termica" ti dice niente?

    meglio darti qualche dato in più anche se credo che ti sfuggirà.... :lol: :mrgreen:

    Dilatazione del PTFE
    Il coefficiente di dilatazione lineare varia al variare della temperatura; inoltre, a causa dell'orientamento dovuto alla lavorazione, i pezzi in PTFE sono in genere anisotropi; ne deriva che il coefficiente di dilatazione è in funzione anche della direzione.

     
  14. fabio330cd

    fabio330cd Direttore Corse

    2.424
    32
    21 Febbraio 2006
    Reputazione:
    97.826
    BMW 330CD
    Perdonami ma io non lo trovo questo punto.
    ho trovato invece

    STABILITA' TERMICA
    Nessun'altra materia plastica tuttora esistente, od altro polimero del Fluoro, eguaglia il PTFE in stabilità termica. La pellicola formata dal PTFE resiste fino a 300°C e conserva la resistenza a questa temperatura per un mese circa, mostrando una riduzione della tensile struttura soltanto del 10-20%. Per cui non è necessario proteggere il materiale dal calore con aggiunta di speciali stabilizzanti.
    Solo a temperature vicine al punto di fusione, alcuni oli fluorinati, tipo il Perfluoro di Kerosene, fanno sì che il polimero tenda a gonfiarsi o dissolversi.
    (solo vicino a 300°C e solo se in contatto con oli fluorinati)

    Gli Idrocarburi fluorinati (composti assomiglianti al PTFE come struttura, ma nettamente dissimili) sono soggetti a gonfiori della struttura cristallina già a temperatura ambiente.
    (non sono PTFE)


    Il punto che dici te dove sarebbe?:-k

    Poi perdonami. Una lieve dilatazione termica ci potrà anche essere ma qui stiamo parlando di molecole il cui diametro è inferiore a 1micron. Per creare problemi dovrebbero espandersi almeno 10-15 volte. Sarebbe come avere una mentos fatta di teflon, metterla in padella e ritrovarsi un pallone da calcio....
     
  15. arcus

    arcus Kartista

    227
    1
    16 Marzo 2007
    Reputazione:
    1.308
    bmw 320D e90 attiva 190CV
    STUDIO DELL'ATTRITO

    ATTRITO è la forza che opponendosi al moto, trasforma parte dell'energia meccanica in calore.


    In ogni componente meccanica l'attrito deve essere ridotto al minimo per consentire non soltanto la riduzione di eccessivi assorbimenti di potenza, bensì anche per garantire una maggiore affidabilità in ogni condizione di lavoro e sensibili riduzioni energetiche.
    Tutte le parti in movimento debbono necessariamente essere lubrificate, con grassi od oli, per ridurre al minimo l'usura e la possibilità di "grippaggi".
    Nel settore motoristico, pur essendo gli attuali "normali" lubrificanti di qualità molto elevata, esiste una materia che possiede poteri specifici nettamente superiori: il PolyTetraFluoroEthylene (PTFE), più noto con il nome commerciale TEFLON".
    Il PTFE è un polimero scoperto casualmente alla fine degli anni '30, dimostratosi eccezionalmente resistente al calore, ai solventi chimici ed alla corrosione, oltre ad essere chimicamente stabile ed inerte.
    E' la materia plastica avente il minor coefficiente di resistenza all'attrito conosciuto dall'uomo: lo 0,01%, equivalente all'attrito sviluppato dallo sfregamento di ghiaccio bagnato su ghiaccio bagnato.
    Sfruttando le sue molteplici caratteristiche, a partire dagli anni '50, fu inserito in una vasta gamma di applicazioni, dalle padelle anti - aderenti all'astronautica: Fu utilizzato per la prima volta dalla NASA nel programma spaziale APOLLO come rivestimento esterno delle navicelle spaziali, onde mitigare attrito e calore, che raggiungono livelli inimmaginabili in fase di uscita dall'atmosfera.
    La scoperta di questo polimero, con le sue eccezionali doti di versatilità, è stata una vera e propria manna in molti settori: nell'idraulica come isolante (il PTFE è estremamente impermeabile all'acqua), nella Chirurgia e Cardiochirurgia come materiale anallergico per la costruzione di protesi autolubrificate di ogni genere (il PTFE è una materia assolutamente inerte che non reagisce con nessun altro composto esistente), nella Metallurgia come complemento ai materiali da costruzione per componenti sottoposti a logorio, nella Tribologia come riduttore di attrito tra superfici metalliche.

    Evoluzione nelle applicazioni: dalle polveri di PTFE ai "trattamenti per metalli e motori".
    Negli anni successivi alla sua scoperta, il PTFE veniva venduto dalle Industrie produttrici di polimeri esclusivamente sotto forma di polvere, da usarsi come additivo in una vasta gamma di applicazioni: nei materiali termoplastici, negli inchiostri da stampa, nei grassi, negli oli lubrificanti, nei rivestimenti metallici, nelle vernici.
    La presenza del PTFE consentiva di ridurre l'attrito, migliorare l'aderenza, la resistenza termica e le proprietà autolubrificanti delle sostanze alle quali veniva aggiunto.
    L'importanza dell'uso del PTFE nei motori a combustione interna divenne oggetto di studio soltanto negli anni '70. La prima pubblicazione assoluta sui benefici dell'uso di PTFE nei motori si ebbe nel '76, grazie allo Scienziato F.R.Reick
    Da allora l'aggiunta di PTFE all'olio motore, per il momento unico organo considerato, assunse un ruolo di spicco in diversi studi e test: furono pubblicati numerosi fogli tecnici a partire dagli anni '80, soprattutto negli USA, e tutti concordavano che vi erano reali benefici tribologici nell'uso di lubrificanti contenenti PTFE, i quali contribuivano a migliorare l'efficienza energetica e termica dei motori.

    Eccezionali proprietà "anti-attrito" a prova di test.
    In diversi test con normale olio SAE 20W50 furono constatate riduzioni del consumo di carburante dal 4 al 6% ed emissioni di monossido dimezzate, utilizzando un PTFE commerciale colloidale. Gli ottimi risultati ottenuti incoraggiarono le ricerche in tal senso e la conoscenza dei benefici effetti del PTFE sulle superfici metalliche divenne sempre più approfondita:
    "E' importante capire che le formulazioni contenenti PTFE producono minor attrito
    intrappolando le particelle tra le superfici operative" F.R:Reick-Fluoramics Inc.1981
    "Le particelle di PTFE, correttamente disperse, sono in grado di penetrare nelle linee
    e nei punti di contatto tra le superfici, riducendo attrito ed usura"
    Guida alle applicazioni, 1986
    "Le superfici che scorrono a contatto tra loro, operanti con lubrificanti contenenti
    microscopiche particelle di PTFE correttamente disperse, acquisiranno un'area
    planare dello spessore di 1 micron circa, annullando il contatto metallo su metallo
    grazie alle particelle di PTFE che scivolano tra di loro".
    Guida alle applicazioni, 1987

    Gli echi di questi progressi risvegliarono anche l'interesse delle industrie produttrici: la ICI Fluoropolimeri, una delle maggiori produttrici di polveri di PTFE, commentò nella sua Guida alle applicazioni, proprietà e processi: "una delle più recenti applicazioni per le polveri lubrificanti di PTFE è l'inserimento nei lubrificanti per motori a combustione interna"
    Un considerevole numero di pubblicazioni tecniche furono edite su questa applicazione che diede lustro al ruolo che le particelle di PTFE possono giocare nel riempire le irregolarità delle superfici metalliche e nel fornire una superficie liscia a bassissimo coefficiente di attrito.
    Il PTFE viene condotto sulle superfici operative dal lubrificante di base, grazie a calore e compressione.
    I primi tentativi d'inserimento del PTFE nell'olio dei motori incorsero in una serie di problemi concernenti la grandezza, la distribuzione ed il deposito delle particelle, nonché i diversi metalli delle superfici ed i diversi tipi di lubrificanti in uso.

    Oggi, alle soglie del 2000, il PTFE ne ha fatta di strada e le sue svariate formulazioni sono ben lungi dalle primordiali polveri da cui l'idea ebbe origine.
    Il sofisticato PTFE che oggi viene usato nei circuiti con filtro olio è statisticamente composto di particelle totalmente inferiori ad 1 micron. Tale caratteristica soddisfa ampiamente la complessità degli attuali elementi filtranti nonché i limiti di tolleranza meccanica.
    Studi successivi sulla "pellicola autocicatrizzante" di PTFE hanno consentito la sua introduzione in una vasta gamma di applicazioni, sempre tesi alla maggiore durata dei metalli e ad una migliore operatività, in generale, riducendo drasticamente problematiche connesse ad "attrito, usura e corrosione".

    NUOVE FORMULAZIONI ED APPLICAZIONI.
    Sono ormai diverse le Aziende che hanno introdotto il PTFE nella loro gamma di lubrificanti, soprattutto prodotti made in USA. Solo che sono tutti simili e con un campo applicativo molto limitato. Ciò testimonia le notevoli difficoltà incontrate anche dalle più rinomate Aziende Chimiche per la ricerca e lo sviluppo di nuove applicazioni al PTFE nel settore tribologico.
     
  16. fabio330cd

    fabio330cd Direttore Corse

    2.424
    32
    21 Febbraio 2006
    Reputazione:
    97.826
    BMW 330CD
    Continua a sfuggirmi il punto dove dice che le molecole di PTFE si gonfiano come palloni con il calore.... :-k :mrgreen:
     
  17. nicolasvan

    nicolasvan Primo Pilota

    1.394
    9
    18 Maggio 2007
    Reputazione:
    248
    X5

    hai provato a vedere nel post scritto da te?
    cito testualmente:
    "Sarebbe come avere una mentos fatta di teflon, metterla in padella e ritrovarsi un pallone da calcio"

    se ti sfuggono pure le cose scritte da te........
     
  18. fabio330cd

    fabio330cd Direttore Corse

    2.424
    32
    21 Febbraio 2006
    Reputazione:
    97.826
    BMW 330CD
    Infatti era per dire che è ASSURDO che il teflon abbia una tale dilatazione.
    Posso concepire un 20-30% (che sarebbe comunque tanto) ma non un 1000-1500%
    Se così fosse non solo una pallina di ptfe diventerebbe un pallone da calcio ma in una padella con il fondo in teflon si creerebbero delle bolle come quelle dei bigbouble. E tieni presente che una padella raggiunge sicuramente una temperatura maggiore del motore.
     
  19. arcus

    arcus Kartista

    227
    1
    16 Marzo 2007
    Reputazione:
    1.308
    bmw 320D e90 attiva 190CV
    ragazzi fate un buon trattamento al PTFE è state tranquilli se volete vi do una mano a farvelo avere :wink: quello buono s'intende

    un indice del lavoro del ptfe sul motore per chi ha l'indicatore temp. olio è la diminuzione della temp. del lubrificante rispetto ai valori senza trattamento

    c'è anche quello specifico per cambio e differenziale che sulle nostre bambine è la parte più soggetta a sforzi/logorii devo decidermi a farla, devo vedere se basta iniettarlo o devo scaricare l'olio per forza :-k
     
  20. fabio330cd

    fabio330cd Direttore Corse

    2.424
    32
    21 Febbraio 2006
    Reputazione:
    97.826
    BMW 330CD
    Io uso i prodotti Slider e mi trovo bene. E in effetti mi è stato detto la stessa cosa circa la temperatura dell'olio: abbassa di qualche grado. Io ovviamente non ho potuto verificare ma credo che qualcuno l'avrà fatto.

    Per il cambio/differenziale ho sentito da più fonti che è quello che dà maggiori benefici proprio perchè le TP hanno un sacco di attriti. Io ho già acquistato il trattamento e lo farò a breve. Mi è stato detto che non è necessario scaricare l'olio se non si sono fatti molti km ma io per scrupolo lo cambio. Per fare un trattamento al PTFE meglio avere un olio nuovo e cristallino.
     

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