Sono appena rientrato dalla città di Beira, in Mozambico, dopo aver effettuato lo start-up di un cantiere che ci vedrà operativi in loco fino a dicembre 2009, per effettuare opere di risanamento dei sistemi di collettazione fognaria di tutta la città. L'impatto è stato abbastanza duro, vuoi per il caldo a volte insopportabile, vuoi per aver visto direttamente parecchie situazioni di degrado. Con un breve accenno storico, visto che il Paese è un'ex colonia portoghese, l'idioma principale è rimasto quello, ma poichè il Mozambico ha aderito al Commonwealth, la contaminazione britannica emerge sia nella lingua, sia nella guida, che è rigorosamente a sinistra. La città, che si affaccia sull'Oceano Indiano, offre un'architettura generale molto piacevole, con una zona centrale dedicata agli affari ed una periferia residenziale a nord e produttiva ad ovest. Ciò che colpisce subito è la quasi assoluta mancanza di manutenzione che gli edifici subiscono, facendoli apparire come nobili decaduti. Se ne intuscono gli stili, le preziosità, lo splendore coloniale. Pur contando su circa mezzo milione di abitanti, al calar del sole la città pian piano "sparisce", non offrendo molti posti di ritrovo sicuri, invitando così il visitatore a cercare la tranquillità nel proprio residence protetto da guardia armata! L'unica eccezione avviene il venerdì sera, "la sesta feira", durante la quale si balla, si beve, tutto è ammesso, fino al mattino successivo. In questa serata arriva anche la gente che sta ai margini della città, in agglomerati improvvisati, tipo favelas. Ne abbiamo attraversati diversi e devo dire che pur nella loro crudezza, mantengono una loro dignità: al loro interno c'è tutto. Il bar, l'alimentari, il mercato delle verdure, il barbiere. Ma soprattutto tanti, moltissimi bambini, che ti circondano nella speranza di poter ricevere una monetina e che ti fanno precipitare il cuore. Guardi loro e pensi ai tuoi, pensi alla fortuna di nascere in un posto diverso, con possibilità diverse. Il clima: giornate col sole a picco, temperature ambientali di 42-45° c hanno ridotto la nostra pelle nordica in cenere! Le scottature sono reiterative, la crema evapora insieme ai nostri fluidi corporei. La piscina del residence, a pomeriggio inoltrato offre sollievo alla calura solamente quando ne esci, anzichè il contrario. La sera però, arriva la brezza marina che abbassa notevolmente la colonnina del mercurio, offrendo un clima ventilato e respiro per noi. I colori del cielo, semplicemente spettacolari, limpidi, profondi. I colori della gente, della terra, delle risaie: caldi, con toni e sfumature che ti avvolgono e ti coinvolgono. Ritornerò volentieri.
La moneta locale è il Meticai, il cui valore riferito all'euro è di circa 37:1. Un operaio comune percepisce, in media, 60 meticais al giorno mentre una bottiglia di acqua minerale Vumba ne costa almeno 30. Per questo motivo tutti i prezzi sono da contrattare e quanto più si contratta più si acquisisce rispetto dai locali: un piccolo esempio, la corsa in taxi dal porto al residence; durante il tragitto mi sono dedicato alla negoziazione del prezzo accordandomi per un compenso di 250 meticais, mentre chi viaggiava nel secondo taxi, non negoziando, ne ha pagati 550 ! Quanto al cibo, è di buona qualità, sopratutto i crostacei che sono enormi e saporiti (carangelhos e camaraos) ed il polipo (lula). Pure la carne si difende bene, specialmente con il pollo. Da notare che usano molto i condimenti piccanti, dal piri-piri alla pimienta piccante. Quest'ultima ti stordisce letteralmente la bocca e la lingua...Esagerato invece è il consumo di acqua tonica e di gin-tonic poichè nella tonica è usato un ingrediente del chinino (0.67 mg/l) e quindi è usata come prevenzione alla malaria. Ovviamente il nostro adeguamento alle abitudini locali, nel bere, è stato entusiastico! Le strade sono a dir poco pericolose, con delle voragini che immancabilmente si presentano dopo ogni acquazzone tropicale, la cui intensità e durata sono impressionanti. Ognuno quindi guida come può, evitando quante più buche possibili e obbligando chi sta dietro, generalmente nel cassone del pick-up, ad ogni sorta di equilibrismo per non essere sbalzato fuori. Nel centro la cacofonia di clacson, scappamenti rotti e musica a palla è impressionante. I semafori sono pochi e quasi mai rispettati e se decidi che con il rosso devi fermarti, intervengono quelli dietro di te a "spingerti" letteralmente in avanti. Tra i pezzi pregiati che circolano nelle loro strade, brillava nella sua lucentezza una Z3 bianca, ammaccata ma sempre carismatica. Il lavoro. Ci sono operai che, terminato il lavoro, percorrono il tragitto che li separa da casa a piedi, anche quando la distanza è prossima ai 30 chilometri, con una velocità media intorno ai 10 chilomentri orari. Alcuni sono volenterosi, altri incoscenti che producono danni fisici ai loro colleghi incuranti dei rischi a cui li espongono (ho assistito ad una mazzata da 3 chili calata con slancio su una mano anzichè sullo scalpello...), altri indolenti che passano il loro tempo a cercare di imboscarsi. Per ultimo le donne, alcune bellissime, generalmente dotate di mezzi fisici al di sopra di ogni aspettativa. Esistono le donne dei villaggi, quelle che partono la mattina presto, percorrono cinque chilometri per caricare una tanica di acqua, per tornare a casa e lavare il loro marito prima di andare nelle risaie e passare la giornata in mezzo agli acquitrini. Donne che fanno la pipì in piedi non perchè sono delle dure, ma per paura che, accovacciandosi, possano essere morse da un serpente o cos'altro... E poi ci sono le donne, generalmente giovani, che tendono all'emancipazione di sè stesse, decidendo di non fare figli a dodici anni, che vestono all'occidentale, lavorano si pettinano e si lavano! Ma entrambe le categorie, purtroppo, sono vittime dell'aids, il cui livello di contagio è altissimo, come in quasi tutta l'Africa nera. Una piaga che il governo sta cercando di contrastare con campagne di sensibilizzazione i cui frutti però sono ancora acerbi. Tra le cose caratteristiche e se vogliamo simpatiche, la pubblicità di un prodotto di bellezza femminile per schiarire la pelle, anzichè, come da noi, per scurirla.
Alcuni scatti Nel residence, sorveglianza con risposta armata Entrati nella favela, fotografiamo i bambini per distrarli da un camaleonte che stavano prendendo a sassate... Dopo aver trascorso la giornata al porto per scaricare i mezzi ed i materiali La sorveglianza è continua.... Le strade sono nostre, ora Scorci del centro Il rientro dalla pesca I bambini della scuola...ci circondano di simpatia Poi si arriva a sera, finalmente... Dimenticavo... la Z3 !