Certo, la notizia è ghiotta: non capita tutti i giorni di vedere un colosso come la General Motors abdicare dopo ben 81 anni dal ruolo di primo produttore mondiale d'automobili. E l'interesse aumenta quando si realizza che a metter fuori la freccia per lo storico sorpasso è un'industria giapponese come la Toyota, a conferma che quello che stiamo vivendo è sempre di più il secolo asiatico, tesi sostenuta brillantemente da Federico Rampini sulle colonne di "Repubblica". Ma per chi vive dentro al mondo dell'automobile si tratta di un sorpasso largamente atteso, dato che i continui tagli di produzione dalle parti di Detroit e i ripetuti record dalle parti di Nagoya (per il 2007 si parla di 9 milioni e 400 mila macchine) non davano scampo alla leadership della GM. No, l'attenzione degli addetti i lavori ora è concentrata su che cosa accadrà al grande gruppo giapponese un volta conquistato il primato. Già, perché gli stessi uomini della Toyota, al di là del comprensibile orgoglio, si rendono conto molto bene che la poltrona di numero uno potrebbe riservare più incognite che sorprese negative. Non a caso il saggio presidente della marca di Nagoya, Katsuaki Watanabe, sta gettando acqua sul fuoco dell'interesse dei media e continua a ripetere che il sorpasso è solo una questione numerica e non rappresenta un evento significativo nella vita della Toyota. In soldoni i timori possono essere riassunti in tre filoni principali: 1) I giapponesi non vogliono essere le prime vittime del loro stesso successo, finendo con il sacrificare i proverbiali standard di qualità e affidabilità allesigenza di far marciare a pieno regime le fabbriche per soddisfare una clientela che si avvicina ormai al pauroso numero di 10 milioni di automobilisti nel mondo. Già nel 2006 vi sono stati diversi richiami di macchine che erano uscite dalle fabbriche con difetti che sono stati risanati in officina, ma questa non può diventare un'abitudine. 2) I duri colpi inflitti alle tre Big americane (GM, Ford e Chrysler), con terribili contraccolpi sull'occupazione, potrebbe prima o poi indurre il Congresso di Washington a qualche tipo di misura protezionistica. La Toyota ha prevenuto un simile pericolo aprendo a sua volta fabbriche negli Stati Uniti, ma il profilo basso tenuto da Watanabe e dai suoi molto probabilmente fa parte di una strategia che privilegia l'esigenza di non svegliare il can che dorme. 3) Essere il numero uno significa diventare per tutti il riferimento da battere e c’è da scommettere che il modo di produrre dei giapponesi, l'ossessione del migliorare continuamente, il cosiddetto "kaizen", verrà sezionato e copiato ancor di più di quanto non sia già stato fatto finora. E diventerà vangelo non solo per i concorrenti occidentali, ma anche per i temutissimi dragoni coreani e cinesi, entrambi decisi a crescere con percentuali in doppia cifra di qua al 2010. Ecco perché la Toyota preferisce i fari spenti. E se si festeggia lo si fa con discrezione tutta giapponese. www.quattroruote.it
Sorpasso come spiegato ampiamente annunciato e tra le altre cose molto meritato visto come produce la Toyota Tra l'altro la paura che gli altri copino può essere vera per le nuove case automobilistiche cinesi e coreane, un pò meno per quelle europee. Il sistema Toyota è abbastanza particolare e per copiarlo bisognerebbe rivoluzionare tutto il sistema.